top of page

Le etichette professionali ti irritano? Allora sei speciale.

Aggiornamento: 22 ott 2021


Non so te, ma la prima cosa che faccio io appena compro un capo di abbigliamento è quello di tagliare l'etichetta con le indicazioni per il lavaggio.


É il mio primo pensiero una volta rientrata a casa. Appena varcata la soglia, tiro fuori dalla shopping bag il mio ultimo acquisto e zac, dò un bel taglio netto con le forbici a quel lembo di carta posizionato proprio dietro al colletto della maglia.

Mi capita di farlo con un tale automatismo che, delle volte, sono addirittura costretta a rinunciare al cambio merce nonostante sia ampiamente nei tempi per ripensarci.


Che vuoi farci, sono fatta così! Se non lo facessi, di sicuro me ne pentirei. Se non la rimuovessi, quell'etichetta, pungerebbe come un'ape incastrata nella maglietta. E a chi piace un’ape che ronza nella maglia?! Quindi devo agire subito, altrimenti va a finire che me ne dimentico e il giorno che decido di indossare la nuova mise, questo si trasforma in una pessima giornata. Mi sfregherei la nuca in continuazione, tentando in vano di sedare quel fastidioso prurito costante e ripetitivo.


Per questo la taglio via subito.

Perché è fastidiosa, irrita. Pungola ripetutamente e mette a disagio.


E se le etichette danno fastidio sui vestiti, figuriamoci che effetto possono avere sulle persone.


Sin da bambini ci hanno insegnato a identificare gli altri con la loro professione. Ci è stato detto di leggere attentamente le istruzioni prima di interagirci, per essere sicuri di fare la cosa giusta, di inquadrarli bene e incasellarli come delicati, se ad esempio lavorano per emozionare, oppure come persone da modalità a secco, che vanno dritti al sodo e trattano per lo più di numeri.


Ci hanno insegnato che le etichette sono il giusto strumento per comprendere quando mischiare la persona ad altre di diverso tipo (pensa ad esempio a titoli come PM, Scrum Master, Coach) e quando, invece, sarebbe più opportuno integrarla solo a gruppi simili, per evitare che il talento si contamini, restringa, disperda (Medico, Dev, Ingegnere, Architetto, Matematico...).


Insomma ci hanno istruito a pensare che ognuno di noi possegga un preciso talento, una vocazione chiara e una strada ben definita da seguire, un pattern chiaro e decifrabile di scelte lineari e logiche che garantiscono di avere successo.


Ognuno di noi perciò ha un’etichetta.


E allora tu? Qual è la tua? Come ti identifichi?

Tu che non hai mai sentito una vera e propria vocazione. Tu che non sei mai riuscitə a percorrere una strada unica, lineare. Tu che non hai mai davvero intercettato il tuo grande sogno. Tu che hai sentito prudere dietro alla nuca, tutte le volte che ti hanno posto la domanda "cosa vuoi fare da grande?" e ancor più ora che ti chiedono "di cosa ti occupi?".


Chi sei tu?


Sei un inconcludente.

Ti ripeti. Una persona che inizia con tanta passione un progetto e poi cambia strada.

Questa è l’etichetta che ti viene cucita, che ti affibbi da solo e che punge come

una grossa vespa. Una grossa vespa dal nome frustrazione che ti ronza dentro da anni.

Ma la verità è un’altra: che non c'è assolutamente nulla di sbagliato in te. Anzi, in realtà hai una marcia in più.


Sei speciale. Perciò ... zac! puoi dare un bel taglio a quell'etichetta che infastidisce. E a tutte le etichette professionali che non ti classificano ma provi comunque a tollerare.


Tu sei solo pronto. Sei pronto prima degli altri per il futuro che ci attende. Un po' come lo erano Newton, Da Vinci, Cartesio, Einstein, Steve Jobs al loro tempo (mica male vederti inserito in questa lista di nomi eh?!).


Tu con estrema probabilità sei un multipotenziale, l'opposto dello specialista, dell'uomo con l'etichetta alla nuca che ama essere trattato con determinati standard, conservato in specifici ambienti e compatibile solo con a(m)biti ben selezionati.


Tu sei una persona con più interessi, con una forte curiosità intellettuale e creativa. Per cui non devi sentirti affatto insicuro o in ansia perchè non riesci a classificarti. Non devi sentirti in colpa per aver tagliato via l'etichetta, perché questa prude. Sai, ben presto, si smetterà di utilizzarle.


Già nel presente, ma soprattutto nel futuro, i profili trasversali assumeranno sempre più importanza. Aver maturato esperienze differenti, aver cambiato settore, aver acquisito skill diverse e aver saputo riporre ogni insegnamento nel bagaglio personale, per riproporlo in modo creativo in contesti diversi, non sarà affatto un limite quanto un'opportunità per te e per gli altri.


Noi siamo molto più di una semplice etichetta, siamo persone con esperienze e competenze multiple, capaci di valorizzare il contesto in cui operiamo proprio grazie al nostro bagaglio.


E il mondo lo sta capendo. Ahhh una buona notizia!


Ora arriva quel momento lì, in cui tocca fare coming out per validare l’ipotesi.


ok, lo faccio. E senza troppe remore.

Io non ti nego di aver studiato lingue straniere, fatto danza, poi nuoto, atletica, pallavolo. Imparato a suonare il clarinetto, poi un po' la chitarra, da autodidatta e così il pianoforte. Ho obbligato i miei genitori a comprarmi una tastiera, un flauto traverso. Poi però non sono andata al conservatorio ma ho voluto laurearmi in giornalismo per poi fare la mie prime esperienze lavorative nel digitale. Ho lasciato che la mia passione per la comunicazione, incontrasse il mio interesse per il marketing.


Insomma, nel tempo, io per prima mi sono misurata con tante attività diverse fra loro lavorando in un'agenzia di comunicazione - anche più di una - immergendomi nel fantastico mondo delle startup, poi destreggiandomi nel retail, nello sport e perfino nel betting. Fino ad arrivare al settore farmaceutico.


Un vero e proprio percorso sconnesso e intricato.

Ma sai cosa? Non me ne pento. Non ti nego che diverse volte mi sono rimproverata di non aver avuto un percorso lineare e coerente. Mi sono sentita sbagliata, in imbarazzo nel rispondere alla domanda: “Che lavoro fai?"


Lo stesso imbarazzo che provo anche quando mi viene posta la domanda: Che musica ti piace ascoltare?"

Ma insomma è così sbagliato amare più cose?! Ho preso coraggio e mi sono risposta di No. Sbagliato è porsi limiti invece che essere felici.


e quindi Zac, Zac ✂.


Tagliando via l’etichette che mi erano state cucite addosso ho accettato le conseguenze, tra queste l’essere serena. Ho accettato il fatto che non avrei potuto più fare il reso e sostituire la mia sindrome dell’impostore con quella di Dunnin-Kruger.

Ma onestamente preferisco il dubbio, perché invoglia all’ascolto.

Non so se tu sia una persona multipotenziale (puoi scoprirlo tu stesso effettuando questo test), però se sei curioso, creativo e vuoi sempre sapere qualcosa di nuovo, scoprire, fare e mettere testa e cuore in tante diverse attività, ti consiglio di tagliare quell'etichetta che prude, disintegrare l’ape, una volta per tutte, e smettere di forzarti di rimanere entro dei confini definiti, iniziando piuttosto ad essere ciò che vuoi davvero.


Quindi tutto.


Prima però devi assolutamente vedere questo TED di Emily Wapnick. Ti aiuterà a mostrare con orgoglio agli altri, durante un colloquio di lavoro, il colletto della tua maglia privo di istruzioni.


Immaginati la scena:

-“Come si vede tra dieci anni?” -”senza etichette, come tutti” -”E perché dovremmo assumerla, cosa può fare lei senza etichette per questa azienda?” -”La differenza, sicuramente”.

Non aver paura di mostrare la tua pluralità. anzi racconta quale innovazione sei e puoi portare, mostra i tanti souvenir che hai riposto nel tuo bagaglio personale durante i numerosi viaggi di crescita che hai intrapreso, e donali loro.

Dubito fortemente che una persona multipotenziale come te, rapida nell’apprendimento, appassionata, creativa, curiosa, aperta mentalmente, con grande capacità di sintesi e di adattamento. che sa mettersi in discussione, non verrà apprezzata da un qualunque team di lavoro.


Per cui don’t panic e... ✂️

233 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti
bottom of page