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Le etichette professionali ti irritano? Allora sei speciale.

Aggiornamento: 18 giu


Non so te, ma la prima cosa che faccio io appena compro un capo di abbigliamento è quello di tagliare l'etichetta con le indicazioni per il lavaggio.


É il mio primo pensiero una volta rientrata a casa. Appena varcata la soglia, tiro fuori dalla shopping bag il mio ultimo acquisto e zac, dò un bel taglio netto con le forbici a quel lembo di carta posizionato proprio dietro al colletto della maglia.

Mi capita di farlo con un tale automatismo che, delle volte, sono addirittura costretta a rinunciare al cambio merce nonostante sia ampiamente nei tempi per ripensarci.


Che vuoi farci, sono fatta così! Se non lo facessi, di sicuro me ne pentirei. Se non la rimuovessi, quell'etichetta pungerebbe come un'ape incastrata nella maglietta. E a chi piace un’ape che ronza nella maglia?!


Per questo la taglio via. Perché è fastidiosa, irrita, pungola ripetutamente e mette a disagio.


E se le etichette danno fastidio sui vestiti, figuriamoci che effetto possono avere sulle Persone.


Sin da bambini ci hanno insegnato a identificare gli altri con la loro professione, il loro titolo.

Ci è stato detto di leggere attentamente le istruzioni prima di interagirci, per essere sicuri di fare la cosa giusta, di inquadrarli bene e incasellarli come delicati, se ad esempio lavorano per emozionare, oppure come persone da modalità a secco, che vanno dritti al sodo e trattano per lo più di numeri.


Ci hanno insegnato che le etichette sono il giusto strumento per comprendere gli altri, leggerli dentro, per capire quando poterli mischiare con elementi di diverso tipo - senza fare troppi danni - e quando, invece, è più opportuno tenerli con i propri simili, per evitare che si contamino, restringano, disperdano.


Insomma ci hanno istruito a pensare che ognuno di noi possegga un preciso talento, una vocazione chiara, un'unica dote e strada da seguire, un pattern prevvedibile oltre cui non ci si può spostare.


Un’etichetta perciò, con tanto di istruzioni per l'uso.


E come si fa nei casi in cui la curiosità, la voglia di crescere, esplorare, cambiare ha una forza attrattiva troppo forte? Quando scatta dentro la sensazione che è limitante percorrere una strada unica, lineare? L'idea che possano esistere versioni diverse, magari migliori di Noi, oltre l'etichetta che ci caratterizza? Quando parte quell'irrefrenabile prurito alla nuca...


In quel caso c'è solo una cosa da fare... zac! dare un bel taglio secco a quell'etichetta che infastidisce.


Perché non esistono etichette per i multipotenziali, standard rigidi da seguire, ambienti specifici in cui conservarli e a(m)biti selezionati con cui mischiarli.


Avere tanti interessi, una forte curiosità intellettuale e creativa, maturare esperienze differenti, acquisire più skill e riporre ogni insegnamento nel bagaglio personale, non è un difetto, ma una risorsa.


Siamo molto più di una semplice etichetta, siamo Persone con vissuti e esperienze multiple, e il nostro bagaglio non ha limitazioni da compagnia area low-cost. E' praticamente infinito.


Perché etichettarci, quindi?


Ora arriva quel momento lì, in cui tocca fare coming out per validare l’ipotesi.


Io non ti nego di aver studiato lingue straniere, fatto danza, poi nuoto, atletica, pallavolo. Imparato a suonare il clarinetto, poi un po' la chitarra, da autodidatta e così il pianoforte. Ho obbligato i miei genitori a comprarmi una tastiera, un flauto traverso, ma non sono andata al conservatorio. Ho voluto laurearmi in giornalismo per poi fare la mie prime esperienze lavorative nel digitale.

Ho lasciato che la mia passione per la comunicazione, incontrasse il mio interesse per il marketing.


Negli anni, io per prima, mi sono misurata con tante attività diverse fra loro, non solo per hobby ma anche a livello professionale. H lavorato in un'agenzia di comunicazione - anche più di una - poi nel fantastico mondo delle startup, sono passata al mercato retail, allo sport e al betting.


Un vero e proprio percorso sconnesso e intricato. Inconcludente, penserete, magari.

E perché mai? Io ci vedo più un amore infinito per tutto ciò che mi circonda, anche per ciò che a primo giudizio non sembra fare per me.


Non nego che diverse volte mi sono rimproverata di non aver avuto un percorso lineare e coerente. +10 anni in una stessa realtà lavorativa. Campionessa nello stile libero. Musicista professionista.


Una sorta di imbarazzo, se mi confronto con chi mi circonda.


Lo stesso imbarazzo che provo quando mi viene posta la domanda: Che musica ti piace ascoltare?".

Ma insomma è così sbagliato amare più cose?! Personalmente, ho preso coraggio e mi sono risposta di No. Sbagliato è porsi limiti invece che essere felici.


e quindi Zac, Zac ✂.


Ho tagliato via l’etichette che mi ero cucita e fatta cucire e ne ho accettato le conseguenze, tra le tante, l’essere serena. Mi sono negata il diritto al reso e non ho magari potuto sostituire la mia sindrome dell’impostore con quella di Dunnin-Kruger.

Ma onestamente, preferisco il dubbio alla certezza, perché è uno slancio verso il miglioramento continuo e la continua scoperta.

Non so se tu sia una persona multipotenziale (puoi scoprirlo tu stesso effettuando questo test), però se sei curioso, creativo, senti quella forte voglia di stupirti e vuoi sempre scoprire qualcosa di nuovo, fare e mettere testa e cuore in tante diverse attività, ti consiglio di dare un taglio alla tua etichetta, e placare, una volta per tutte, il prurito. Smettere di forzarti di rimanere entro dei confini definiti, iniziando piuttosto ad essere ciò che vuoi davvero.


Quindi tutto.


Prima però devi assolutamente vedere questo TED di Emily Wapnick. Ti aiuterà a mostrare con orgoglio agli altri, il colletto della tua maglia privo di istruzioni.


Immaginati la scena:

-“Come si vede tra dieci anni?” -”senza etichette” -"E perché dovremmo assumerla, cosa può fare lei senza etichette per questa azienda?” -"La differenza, sicuramente”.

Non aver paura di mostrare la tua pluralità, anzi racconta quale innovazione sei e puoi portare, mostra i tanti souvenir che hai riposto nel tuo bagaglio personale durante i numerosi viaggi di crescita che hai intrapreso, e donali al mondo.

Dubito fortemente che non venga apprezzato.

Per cui don’t panic e... ✂️

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