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Una Chiara prova che la fiducia si conquista con l'autenticità

Aggiornamento: 31 gen


Hi Guuuuuuuys,


dopo mesi di silenzio, torno a far sentire la mia voce e a pubblicare un nuovo contenuto... sì, un po' come la nostra Chiara.


Non ho preparato un video di scuse per giustificare il mio comportamento degli ultimi mesi. Indosso una felpa e dei pantaloni comodi in questo momento, mentre sono intenta a scrivere, come spesso mi capita di fare quando ho del tempo per mettere su carta i miei pensieri, vero, ma sono consapevole che il mio outfit non è sufficiente a giustificarmi e convincervi della bontà della mia lunga assenza (ammesso che a qualcuno importi, ovvio).


E' forse è proprio questo il punto nodale di tutta la questione che sta facendoci discutere da un po' di mesi. La consapevolezza che non basta più. La presa di coscienza che la fiducia del pubblico oggi va conquistata con la fatica, la costanza, il carisma, l'impegno - certo - ma soprattutto con una grande grandissima dose di autenticità e di coraggio, perché no.


Questo è quello che mi sentirei di suggerire alla Ferragni se fossi nel team di esperti a cui si è affidata per gestire una delle più grandi crisi di (personal) brand degli ultimi tempi. Le direi che proprio questi ultimi, i tempi, sono cambiati.


L'era del one-to-many è finita da un bel pezzo. Eh già.

Abbiamo già trattato l'argomento tempo fa con l'articolo "Brand Game - il gioco pericoloso dei marchi poco umani" (👈spottone gratuito!). Da quando le tv e i giornali hanno lasciato spazio alle piattaforme social e digitali, il ruolo del pubblico si è modificato per sempre. Ora lo spettatore di qualunque età e genere è anche attore attivo che abbandona completamente la passività acritica e inconsapevole che lo ha caratterizzato per anni.


Si tratta di un’evoluzione incredibile, a tratti impensabile, se volessimo guardare al mondo con occhi nostalgici, che ha dato vita a una nuova e complessa figura che tecnicamente potremmo definire come "Prosumer", ovvero il consumatore che produce anch'esso il contenuto.


Ignorare tale cambiamento, invece che accoglierlo e farlo proprio, significherebbe commettere un grave errore. Così come lo è pensare che il silenzio, la censura e l'inautenticità possano ancora essere leve efficaci per salvare la reputazione.


Ma per comprendere meglio insieme la questione, proviamo a ripercorrere la sventura di Chiara Ferragni.


Da quando la notizia sull'indagine Balocco ha investito le prime pagine di tutte le più note testate giornalistiche, Chiara Ferragni si è subito impegnata in un'operazione di rilancio della sua immagine.


La strategia messa in atto ha seguito tre fasi ben distinte e precise che potremmo quasi associare alle trame di tre noti film:



Se non conoscete i film, vi linko le trame qui sotto, può essere davvero interessante approfondire 😉


Insomma, dopo le pubbliche scuse è seguito il lungo silenzio di chi è innocente. Poi, finalmente, il ritorno dell'influencer ma che mostra solo quello che le fa più comodo: l'amore della famiglia, l'affetto dei follower, "limitando" tutto il resto.


Limitando, letteralmente, tutto il resto:



Un pattern che fino ai primi anni duemila, forse, poteva anche convincere il pubblico. Ma oggi?

Decisamente un po' meno, perché il prosumer pretende confronto, dialogo, co-partecipazione. E questa, diciamocelo, ne è una Chiara prova.


Nonostante gli sforzi, la Ferragni continua a perdere follower, da 29.8 milioni di dicembre (pre-scandalo) è scesa a 29.3milioni.


Come gestire una crisi di brand nell'era dei Prosumer, allora?


Forse è più semplice a farsi che a dirsi. Magari basterebbe smettere di concentrare le proprie energie sull'apparire e iniziare a essere davvero, autenticamente, se stessi, indipendentemente dal giudizio altrui, così da attirare la nicchia giusta.


Magari basterebbe smettere di dare completa fiducia agli esperti di crisis management e iniziare a dare piena e totale fiducia al proprio pubblico, aprendo un dialogo sincero, trasparente e concedendosi tutto il tempo necessario per guadagnare ascolto, supporto e trasformare un errore in potenziale opportunità di crescita. Forse basterebbe aprirsi al confronto many-to-many, accogliendo le critiche e facendone tesoro, invece che forzarsi di protrarre e promuovere unilateralmente un'immagine di perfezione ad ogni costo.


Pensarsi davvero liberi, insomma, liberi di barcollare, inciampare, di rialzarsi e di essere umani.

Perché in fondo è questo che siamo, tutti, Influencer compresi. Quindi Chiara:



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